Villa Spada, è tornata l’acqua nelle palazzine di smistamento

acqua Dopo il black out idrico che ha interessato le palazzine di smistamento di via Cortona e via di Villa Spada, ieri sera è tornata l’acqua.

https://municipio3.wordpress.com/2016/10/04/villa-spada-da-ieri-pomeriggio-parte-delle-palazzine-di-smistamento-sono-senza-acqua/

Villa Spada, da ieri pomeriggio parte delle palazzine di smistamento sono senza acqua

senza acquaQuesta mattina sui social network la signora Carla segnala che “da ieri pomeriggio le palazzine e parte di smistamento di via Cortona e via di Villa Spada sono senza acqua, chiusa dall’Acea sembra per mora ma non da noi, bensi dalla ferrovia, in quanto queste palazzine non hanno il contatore idrico e le bollette non arrivano a noi.  Pensavamo che fosse un guasto. E’ tremendo perchè anche le fontanelle del posto A sono secche”

Villa Spada, veglia di preghiera e amatriciana solidale per le vittime del terrorismo e del terremoto (di Don Massimiliano Testi)

veglia-e-amatriciana-solidaledi Don Massimiliano Testi

Veramente raccapricciante fu quello che accadde il non lontano 1° luglio scorso, al ristorante Holey Artisan Bakery di Dacca, capitale del Bangladesh.

Un commando di uomini armati fa irruzione, si barrica dentro e comincia ad uccidere tutti i presenti che non sanno citare il Corano, spesso dopo atroci torture.

La polizia interviene. Prontamente? Forse. Ma non sufficientemente per impedire la morte di nove nostri connazionali e di altri tredici civili.

Vite spezzate, famiglie frantumate. Storie: ad esempio di chi si è salvato casualmente perché uscito a telefonare. E intanto compaiono sui media i volti (sorridenti!) degli assalitori: giovani, colti, di buona famiglia.

Appartenevano realmente al Califfato? Sì. No. Poi si parlerà addirittura di uomini legati ai servizi segreti pachistani.

Poi veniamo a sapere che tra le vittime c’è una giovane donna, incinta: si chiama Simona Monti, è di Magliano sabina. Il fratello sacerdote al funerale colpirà tutti, parlando di perdono!

Nove italiani sono morti: il numero più alto di civili italiani uccisi in un attentato all’estero. Eppure nessun lutto nazionale, nessun funerale di Stato.

Non solo, ma sarà dimenticato in tempi rapidissimi anche dai media. Perché?

Perché neanche due settimane dopo, il 12 luglio, l’Italia sarà ancora colpita al cuore dall’incidente ferroviario (oltre 20 morti); due giorni dopo tutta l’Europa sarà scossa dal clamoroso attentato del lungomare di Nizza (85 morti); passerà ancora un giorno e sarà la volta del fallito golpe di Turchia; otto giorni ancora e si registrerà la strage al centro commerciale di Monaco di Baviera (10 morti); altri tre e inorridiremo per l’uccisione di padre Jacques Hamel.

Poi ad agosto il terremoto di Lazio Marche ed Abruzzo.

Le notizie si sono susseguite le une alle altre. Chi ricorda più gli Italiani uccisi a Dacca, la giovane donna incinta, il fratello prete?

E’ stato questo il motivo che ha spinto l’equipe organizzatrice della nostra parrocchia a volere, che alla Veglia di preghiera di giovedì prossimo, fossero unite in un solo ricordo, vittime del terremoto e vittime del terrorismo. E di invitare a presiedere la Veglia (e la Messa che la precederà) proprio don Luca Monti, la cui bella testimonianza rischiava di finire nel dimenticatoio dell’informazione mordi e fuggi.

Nella nostra parrocchia di Sant’Innocenzo I papa e San Guido vescovo (Via Radicofani 33) ci sarà pertanto la celebrazione della Santa Messa alle ore 18 e poi una Veglia, con Adorazione, dove oltre alla testimonianza di don Luca, ci saranno quelle di alcuni nostri parrocchiani che la notte del terremoto si trovavano vicino all’epicentro, a volte molto vicino.

Seguirà amatriciana solidale per aiutare le vittime del sisma e della violenza.

 

Storia di una buca (di Salvatore Musillo)

di Salvatore Musillo

salvatore-musilloC’era una volta una buca, era una bella buca, segnalata, recintata.

Era una buca da lavori stradali, mica una buca qualsiasi. Era apparsa un giorno di fine agosto in via Annibale Maria di Francia ed era stata fatta per aggiustare le condutture del gas, il cartello recitava “scavo per corrosione e dispersione”. La data riportata sul cartello recitava 30 agosto – 8 settembre, poco più di una settimana ma lei era contenta di condividere con gli abitanti quel poco tempo. Era una buca utile, mica come quelle buche cattive che nascevano da sole nell’asfalto e facevano cadere le persone. Lei era una buca di pubblica utilità.

Passavano i giorni e le persone nemmeno la insultavano: la buca era stata fatta praticamente in mezzo alla carreggiata e aveva sottratto un bel po’ di posti ai parcheggi della zona ma le persone erano comprensive perché il cartello diceva che il 9 settembre sarebbe andata via. Era tutto perfetto.

Il tempo era trascorso piuttosto velocemente, le giornate erano state belle, il tempo clemente e il grande giorno era arrivato. Ed era pure passato.

Vabbè, che sarà mai un giorno si era detta la buca. Ma poi i giorni erano diventati due, tre, quattro e la gente non era più così cordiale. Passava davanti alla buca e le diceva le peggio cose, qualcuno aveva addirittura sputato. E i gatti avevano preso confidenza e avevano cominciato ad esplorarla e ad usarla come una lettiera…che umiliazione. E poi era arrivato il mal tempo. Dal 10 al 20 settembre avrà piovuto almeno 4 giorni, a volte anche parecchio forte … che freddo.

E poi c’era la puzza, una puzza terribile e nauseabonda che proveniva da qualche parte lì vicino. Come facevano le persone a vivere e a sopportare quella puzza?

La buca era davvero dispiaciuta anche perché non capiva perché era ancora lì: un giorno un signore si era avvicinato e aveva letto dal cartello, poi aveva tirato dalla tasca dei pantaloni  uno strano oggetto rettangolare e aveva cominciato a parlare tenendolo appoggiato all’orecchio. Dalle sue parole aveva capito una serie di cose: chi l’aveva creata era una ditta di Teramo e, dalle parole del signore, aveva capito che questa Teramo era parecchio lontana da lì perché il signore che parlava aveva proprio detto “io poi non capisco come e perché una ditta di Teramo si debba occupare di una buca fatta a Roma nord, lo fate giusto per complicare le cose”. Da quella conversazione il signore aveva capito che la ditta era di Teramo ma a Roma c’erano dei referenti che però non rispondevano mai a quelle che la buca aveva capito si chiamavano “telefonate”.

Il signore ogni giorno passava davanti alla buca e telefonava a Teramo che continuava a dargli il numero al quale non rispondevano mai fino a che, un giorno, il signore si era spazientito al punto che aveva detto a chi era dentro la scatola rettangolare di non prenderlo per il sedere. Chissà cosa aveva mai voluto dire, forse era una frase magica per avere i numeri giusti perché la scatola rettangolare gliene aveva dato uno che dopo pochi minuti gli rispose.

La buca era emozionata perché pensava che finalmente si sarebbe risolto tutto e la gente non l’avrebbe più maledetta.

Ma le cose non erano così semplici perché qualcun altro dentro la scatola rettangolare che la buca adesso aveva imparato si chiamava “cellulare” stava dicendo che la colpa non era loro ma dell’Italgas che non sbloccava i pagamenti per chiudere la buca. Il gelo. La buca pensò per un attimo che il suo destino sarebbe stato quello di rimanere lì per tutto l’inverno, con le erbacce che le sarebbero cresciute dentro, i gatti che facevano i loro bisogni e i cani che marcavano il territorio sulle sue transenne. Ma il signore non si diede per vinto e chiamò questa entità, l’Italgas e aprì una chiamata d’emergenza.

La buca era ormai esperta delle cose che accadevano attorno a lei. Aveva capito che il “cellulare” serviva a parlare con altre persone simili al signore ma che stavano da un’altra parte .

Il signore parlò con quello della Italgas e gli spiegò tutto quanto dicendo che ormai era il 16 settembre e che i lavori dovevano finire l’8 e che la buca era utile ma stava in mezzo alla strada dando fastidio a tutta Villa Spada e che era il caso di intervenire. Il signore della Italgas trovò strano che la ditta avesse suggerito di chiamare loro ma il signore prontamente rispose che non amava perdere tempo al telefono con numeri verdi per le segnalazioni d’emergenza e che se aveva chiamato era perché così gli era stato suggerito e che avrebbe dovuto registrare e protocollare la chiamata. Alla fine della telefonata il signore era abbastanza sconsolato ma disse alla buca di non perdere le speranze e che avrebbe scritto su internet i numeri di telefono invitando le persone a fare come aveva fatto lui.

Da quel giorno la buca non vide più il signore se non qualche volta mentre passava distrattamente davanti a lei.

Un bel giorno, il 21 settembre, alla fine dell’estate vennero degli uomini che tolsero la recinzione e pulirono tutto, grattarono l’asfalto vecchio attorno alla buca e la riempirono con del cemento. Il cemento fresco che la riempiva le dava una bella sensazione e la buca si addormentò serena e con la consapevolezza di aver fatto in fondo il suo dovere.

Le rimase solo il cruccio e una domanda: perché tutti quei giorni per riempire una buca? Tutto quel tempo, quelle persone avrebbero potuto fare altro invece che occuparsi di lei. Ma non fece in tempo a trovare una risposta che si risvegliò in un altro punto della città con di nuovo le transenne attorno a lei a segnalare la sua presenza. Altro giro, altra corsa. Speriamo solo che anche stavolta ci sia qualcuno che non si limiti a sputarle in faccia ma si attacchi il cellulare all’orecchio per fare qualcosa.

Tmb Salario, Marino (Pd): “falsità da assessore Muraro”. Corbucci (Pd): “chiedono ai cittadini di risolvere problema”

estella-marinoTMB Salario. Quante falsità dall’Assessore Muraro che dichiara: ‘Obiettivo primario è concretizzare soluzioni che segnino una netta discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti, puntualmente incapaci di dialogare costruttivamente con i cittadini’. Abbiamo incontrato con cadenza costante i comitati di salario/villa spada, dall’inizio, aggiornandoli poi quando stavamo progressivamente scaricando i conferimenti all’impianto Salario, comunicando loro i dati, quando poi c’è stato l’incidente a giugno 2015 e nell’ultima riunione in cui ci siamo dati appuntamento a novembre 2015 (ma la giunta è caduta) in vista della chiusura di dicembre per provare a ragionare sulla riconversione, sull’ipotesi di centro di raccolta e riuso ed Isola ecologica“. Lo scrive in un post su Facebook l’ex assessore all’ambiente Estella Marino.

Questo per dire è il resoconto di una riunione del tavolo partecipato di agosto 2014, il post è dei comitati non dell’Amministrazione http://www.villaspada.net/…/resoconto-tavolo-partecipativo…/ – si legge nel post – Oltre alle falsità sulla precedente Amministrazione l’Assessore Muraro in un colpo solo svilisce anche l’enorme lavoro che in quei tre anni i bravi tecnici degli uffici degli inquinanti (proprio quelli del dipartimento Ambiente) hanno svolto in collaborazione coi cittadini per la rilevazione dei problemi odorigeni legati all’impianto. Invece di attaccare l’amministrazione precedente che di cose ne ha fatte sui rifiuti (chiusura Malagrotta, delibera verso rifiuti zero, delibera anagrafe dei rifiuti, raccolta differenziata da meno del 30% ad oltre il 45%, porta a porta esteso da 20.000 cittadini ad 1 milione di cittadini su 3 milioni in tre anni, nuovo affidamento Ama e nuovo contratto di servizi che era fermo dal 2004), governate e dimostrate quanto sapete fare, a 100 giorni dall’inizio mi pare ci sia proprio poco. Ps: ma non c’era l’emergenza rifiuti creata dai cattivi prima? Direi di no. E poi ad agosto non si erano risolti tutti i problemi? Appena rientrati i romani evidentemente no. Nessuno ha la bacchetta magica (ma quando eravate all’opposizione dai vostri proclami sembrava tutto così semplice) quindi forse è il caso, umilmente, che smettiate di agitarla“.

ama-assembleaDuro anche il commento dell’assessore uscente del III municipio Riccardo Corbucci: “da una parte i consiglieri municipali del M5S del III municipio chiedono di aumentare i turni di lavoro nell’impianto, così da farlo lavorare a pieno regime, dall’altra l’assessore capitolino Paola Muraro chiede ai cittadini di risolvere il problema del Tmb Salario, delegando a loro la presentazione di una proposta per la riconversione sostenibile. Una presa in giro, che serve soltanto a guadagnare tempo e a fermare le proteste dei residenti, che si stavano organizzando per manifestare al Campidoglio“. “Mi auguro soltanto che quando l’assessore parla di discontinuità rispetto alle amministrazioni passate, non si riferisca al fatto di voler mantere aperto l’impianto Tmb Salario, come andava blaterando durante l’estate“.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: