TMB, mi fido solo di noi (di Maria Teresa Maccarrone)


di Maria Teresa Maccarrone
tmbIn questi anni di lotta per la chiusura dell’impianto AMA Salario ho imparato una regola: con ogni nuova amministrazione comunale bisogna ricominciare tutto da capo e ieri, a dire il vero, nessuno di noi aveva voglia di ripartire da zero.

L’incontro con l’assessore capitolino all’Ambiente Paola Muraro era fissato per le 15, presso il dipartimento per la Tutela dell’ambiente del comune di Roma. Ad aspettarci abbiamo trovato Daniele Diaco,  presidente della Commissione Ambiente capitolina, Roberto Di Palma, consigliere comunale, Luisa Frattini, responsabile del servizio programmazione e coordinamento delle attività connesse al ciclo dei rifiuti, Stefano Bina, Direttore Generale di AMA, Roberta Capoccioni, Presidente del III Municipio, e Mimmo D’Orazio, assessore municipale.

Come ogni duello che si rispetti, da una parte noi  rappresentanti dei cittadini e dei comitati di quartiere che ci battiamo dal 2011 per la chiusura del TMB, dall’altra loro: gli amministratori.

Ci siamo seduti a quel tavolo ed  ho chiesto all’assessore cosa  volesse dire “riconvertire l’impianto in un polo tecnologico”. La sua risposta è stata: un impianto di trattamento di multimateriale. Una proposta per noi inaccettabile. E la nostra reazione è stata conseguente.

“La proposta iniziale presentata dall’assessore Muraro, relativa alla possibile riconversione del TMB in un impianto di trattamento del multimateriale ha incontrato l’opposizione ferma e decisa dei comitati. Dopo un acceso dibattito l’assessore ha quindi proposto di riconvertire il sito di via Salaria 981 in impianto di lavorazione di ingombranti. Una proposta che valuteremo in un’assemblea pubblica” ha spiegato Daniele Poggiani, uno dei delegati dei comitati.

Come dice Daniele, un’opposizione ferma e decisa … perchè noi a quei tavoli ci siamo seduti tante volte e ormai sappiamo che essere gentili e disponibili non paga.

Dal 2011 chiediamo che l’impianto venga chiuso e riconvertito in uffici e deposito mezzi  o in qualsiasi altra ipotesi che non preveda il trattamento dei rifiuti.

Ma cosa vuol dire riconvertire l’impianto per la lavorazione degli ingombranti? Vuol dire fare una cernita  e poi smontare manualmente mobili ed elettrodomestici? Siamo certi che rispetterebbero la parola data e che si tratterebbe solo di lavorazione manuale? Non ci saranno presse e macchinari per la triturazione degli scarti? Qualora accettassimo questa eventualità dovremmo farci mettere tutto per iscritto, altrimenti io non mi fido.

Ma c’è anche un altro problema: la TRASFERENZA.

Ogni volta che abbiamo chiesto la chiusura dell’impianto abbiamo sempre sottinteso che anche la trasferenza terminasse. E invece non era sottinteso e quindi da oggi in poi dovremo ribadirlo in ogni nostra discussione. L’autorizzazione iniziale prevedeva 200 t/g (tonnellate al giorno), adesso dovrebbero essere  500 t/g su 6 giorni a settimana. Ma fino a quando? basterà aumentare la differenziata per arrivare a non effettuare la trasferenza?

Viste tutte le nostre obiezioni, l’assessore Muraro ci ha invitato a presentare, entro fine settembre, una nostra proposta per la riconversione dell’impianto. Avrei voglia di chiedere che tutta l’area venisse trasformata in un grande prato verde pieno di margherite e invece dovremo accontentarci di qualcos’altro. Qualcosa che decideremo tutti insieme durante un’assemblea della prossima settimana. Non sarà facile, ma non è questo il momento di perdere il coraggio nella lotta.

Intanto abbiamo chiesto che qualsiasi progetto di riconversione, dovrà essere prima sottoposto ai cittadini e ogni decisione sul futuro dell’impianto dovrà essere concordata con la cittadinanza.

L’assessore ha anche assunto l’impegno di presentare alla Regione Lazio un progetto di Ama per far modificare l’AIA così da procedere verso la progressiva chiusura dell’impianto da qui a pochi mesi. Ma quanti mesi? Non ci sono stati comunicati tempi precisi.
Al termine dell’incontro la presidente del III Municipio Roberta Capoccioni, che ha ottenuto l’appuntamento e ci ha accompagnato, ha espresso soddisfazione: “l’incontro tra i comitati di quartiere di via Salaria e l’assessore Muraro è andato discretamente bene, è iniziato con toni alti perché i cittadini sono stanchi. Si è discusso, ci sono state proposte tra cui la possibilità di trasformare l’impianto in un centro di recupero per rifiuti ingombranti. Intanto, a novembre ci sarà la gara per inviare i rifiuti all’estero e quindi la situazione migliorerà”.

I toni alti erano necessari perché non siamo piu’ disposti a subire le scelte degli amministratori di questa città.

L’assessore Muraro a fine serata ha diffuso un comunicato: “Dopo l’incontro odierno in assessorato, prende il via un nuovo percorso di condivisione di scelte progettuali per la gestione del ciclo dei rifiuti con i comitati dei quartieri interessati dal Tmb Ama di via Salaria. Lo rende noto l’assessora capitolina all’Ambiente Paola Muraro “Obiettivo primario – spiega Muraro – è concretizzare soluzioni che segnino una netta discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti, puntualmente incapaci di dialogare costruttivamente con i cittadini”. Da parte dei comitati, conclude Muraro “aspettiamo una proposta per una riconversione sostenibile. Vogliamo che l’impianto costituisca una risorsa per i residenti e che non sia più un problema. Lavoriamo a pieno ritmo per raggiungere l’obiettivo”, conclude Muraro.
Noi con le due amministrazioni precedenti abbiamo sempre dialogato e abbiamo sempre partecipato agli incontri e ai tavoli ai quali siamo stati invitati. E ad alcuni era presente anche lei. E’ brutto svilire il lavoro degli altri, forse dovrebbe pensare a quello che lei  deve ancora tentare di fare con noi. E’ brutto svilire anche l’operato dei cittadini che in questi anni si sono impegnati per trovare soluzioni con le amministrazioni anziché creare barricate sulla Salaria.

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