Gli effetti degli odori sulla nostra vita (di Stefano Terenzi)


del Dott. Stefano Terenzi, psicologo e psicoterapeuta

  

stefano-terenziIn termini evolutivi, l’olfatto è tra i sensi più antichi. Dagli animali invertebrati agli esseri umani, esercita un’influenza primordiale sul cervello che continuamente e inconsciamente elabora il flusso delle molecole di profumo che si diffondono nell’etere. L’olfatto è uno dei 5 sensi e, anche se non è il più evidente, ha una funzione tutta sua. Da tempi atavici, ci permette una migliore adattabilità al mondo che ci circonda. Inoltre, è noto da molti anni che gli odori influenzano le nostre emozioni, i nostri pensieri e i nostri comportamenti (Krusemark & Li, 2013).

A conferma di ciò, un recente studio ha evidenziato che le persone sono inconsciamente più eque e più generose quando sono in ambienti puliti e profumati. La ricerca, effettuata dalla Brigham Young University, ha dimostrato che la pulizia e un ambiente profumato possono produrre un notevole miglioramento nel comportamento etico delle persone (Liljenquist,2010).

Ciò fa dedurre che gli elementi olfattivi del contesto di sviluppo individuale giocano un ruolo cruciale, sia positivo che negativo, nell’emersione di dinamiche volte al benessere dell’individuo e della collettività.

Gli effetti degli odori ambientale non influenzano soltanto l’etica e la morale, purtroppo anche la nostra salute. A riguardo, può spingerci a riflettere sulle conseguenze della percezione degli odori intensi, uno studio dell’Università di Nottingham che ha mostrato una forte correlazione tra sintomi comuni quali la fatica, il dolore al petto e i dolori lombari e la percezione quotidiana di odori intensi.

Nello studio i ricercatori hanno voluto individuare i legami tra stress, odori intensi e personalità nella comprensione di sintomi fisici comuni non collegabili a condizioni mediche.

La ricerca ha coinvolto 194 individui, che hanno completato un diario strutturato due volte al giorno per otto giorni, registrando le loro esperienze relative a sintomi fisici comuni, odori, suoni e stress. Settanta odori differenti sono stati segnalati; come cibo caldo, vernice, fumo/fuoco, caffè e sostanze chimiche frequentemente menzionate.

I risultati hanno mostrato che sia gli odori intensi che lo stress comportavano un aumento di sintomi fisici comuni. Tuttavia, solo l’intensità dell’odore è sembrato predittivo di futuri sintomi fisici nell’arco della mezza giornata.

Ciò fa presumere che l’intensità dell’odore percepito giochi un ruolo sulla salute fisica del soggetto che vi è esposto. Anche qualora suddetti odori non siano formalmente tossici.

In aggiunta, risulta opportuno considerare che le esperienze spiacevoli che l’individuo accumula rispetto ai cattivi odori sono immagazzinate nella memoria, come evidenzia un recente studio di Koster (2014) e ciò genera delle conseguenze rispetto allo sviluppo di percezione dell’ambiente come disagevole e non accogliente.  I nostri sensi si sono sviluppati come una risposta al mondo in cui viviamo (Gibson, 1966) e conseguentemente hanno specifiche componenti mnemoniche che li accompagnano. Tutti i sensi hanno scopi diversi, spesso integrati, e agiscono in modi diversi. Nella visione, dove l’orientamento e il riconoscimento degli oggetti sono molto importanti, la memoria è fortemente legata al processo di identificazione. Nell’olfatto, il guardiano delle funzioni vitali come la respirazione e l’ingestione di cibo, forse il ruolo più importante (e meno notato e studiato) della memoria degli odori è di aiutarci, più che a notare i ben noti odori o sapori nel nostro ambiente quotidiano, piuttosto reagire immediatamente a quelli imprevisti. Allo stesso tempo ci fornisce una sensazione di sicurezza quando le nostre aspettative sono soddisfatte. Tutto questo avviene senza alcuna intenzione senziente riguardo l’odore stesso o la conoscenza consapevole delle nostre aspettative. Gli odori solitamente sono meglio identificati tramite la memoria episodica della situazione in cui si sono verificati una volta. La percezione cosciente di un odore cosciente si verifica solo in situazioni dove è richiesto prestare attenzione, perché l’aria inalata o l’odore di cibo è particolarmente buono o particolarmente cattivo. La memoria degli odori è dunque particolarmente interessata con la rilevazione della novità, piuttosto che con il ricordo di odori. L’olfatto, invero, una componente del proprio sistema “del sé” e “del non-sé” che genera una peculiare rappresentazione mentale di sé e dell’ambiente che esperisce (Terenzi, 2012)

L’olfatto, come il gusto, è direttamente collegato al sistema limbico, componente emotiva e subconscia del nostro cervello, dove sono immagazzinate le nostre memorie ancestrali e direttamente collegato alle nostre emozioni, sensazioni e desideri. A riprova di ciò, se ci riflettiamo sappiamo descrivere molto meglio i sapori che gli odori.  L’olfatto agisce a livello di sistemi meno consci, ma non per questo meno importanti. Gli effetti degli odori nella nostra vita sono quindi erroneamente declassificati poiché meno consapevoli e meno frequenti nell’esperienza comune. Possiamo però riconoscergli una componente molto importante poiché l’olfatto è collegato alla nostra parte implicita ed ha un accesso immediato e diretto alle emozioni (sistema limbico). I centri olfattori interagiscono direttamente con l’ippocampo, struttura cerebrale implicata nella formazione di nuove memorie. Nessun altro senso ha un accesso così profondo e così vicino al nostro “nucleo interiore”.

La memoria olfattiva è talmente arcaica che associa ad un odore un’immagine emozionale. Quando questo odore è riavvertita dopo anni, la memoria olfattiva attiva il sistema endocrino per riprodurre con i neuro-trasmettitori (adrenalina, endorfina ecc.) l’emozione o lo stato d’animo che accompagnò l’odore nel passato.

L’esperienza emozionale legata all’odore è alla base del processo d’apprendimento degli organismi viventi ed è talmente necessaria alla loro sopravvivenza che le memorie olfattive sono trasmesse insieme al patrimonio genetico. La stessa evoluzione può essere inquadrata in quanto frutto dell’interazione dell’uomo con l’ambiente. Ergo, la nostra capacità di adattamento risulta essere il prodotto di questa evoluzione (Terenzi).

E’ facile prevedere che gli aromi evocatori di vacanze avranno un effetto de-stressante, e che quelli che ricordano la casa e la famiglia saranno rassicuranti. Chiediamoci come siano quelli relativi alla propria casa immersa in un contesto inquinato a livello olfattivo e come questi influenzano la percezione soggettiva dell’ambiente e le aspettative sul futuro.

Un’esperienza olfattiva può generare disturbi psicologici quando è prolungata, cumulativa e pone l’individuo in una condizione di impotenza verso la cessazione dell’esperienza. Solitamente la percezione del disturbo comporta una modificazione comportamentale non adattiva. Essa può manifestarsi attivamente (lamentele, limitazione delle proprie libertà, modificazione di abitudini salutari) o passivamente (aumento stress percepito, frustrazione, irritabilità).

Il disturbo correlato agli odori può avere sia effetti fisici che psichici, come evidenziato dagli studi sopra proposti, indipendentemente dalla possibile o presunta tossicità dell’odore stesso.

Possiamo presumere che periodi prolungati di disturbi olfattivi sono spesso accompagnati da mal di testa, nausea, disturbo del sonno, perdita di appetito e stress.

Tutto ciò senza contare gli effetti economici dei fattori psicologici che colpiscono la popolazione che ne risente. Come diminuzione della produttività, aumento dello stress percepito, irritabilità ed esasperazione per l’impotenza percepita.

 

 

Bibliografia

Gibson, J.J. (1966). The Senses Considered as Perceptual Systems. Boston: Houghton Mifflin. ISBN 0-313-23961-4

Köster EP., Møller P., Mojet J. (2014). A “Misfit” Theory of Spontaneous Conscious Odor Perception (MITSCOP): reflections on the role and function of odor memory in everyday life. Frontiers in Psychology.

Krusemark E. A., Li W. (2013). From Early Sensory Specialization to Later Perceptual Generalization: Dynamic Temporal Progression in Perceiving Individual Threats. Journal of Neuroscience.

Liljenquist K., Zhong CB., Galinsky AD. (2010). The smell of virtue: clean scents promote reciprocity and charity. Marriott School of Management, Brigham Young University, Organizational Leadership and Strategy.Psichological Science.

Terenzi S. Cervello Tripartito & Evoluzione. State of Mind. 2012.

University of Nottingham. (2007). Bad Smells Linked To Fatigue And Other Complaints. ScienceDaily. Retrieved September 15, 2016 from ww.sciencedaily.com/releases/2007/09/070913132942.htm

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