Trasparenza, non c’è accordo fra le opposizioni. Si voterà presidenza a scrutinio segreto


trasparenza rampiniIl 25 agosto potrà finalmente costituirsi la commissione trasparenza del III municipio. La mancanza di accordo fra le forze di opposizione del III municipio hanno generato un ritardo abnorme nella composizione di una delle commissioni più importanti per l’istituzione locale, quella cioè che deve garantire il controllo sull’operato dell’azione della maggioranza. Il regolamento municipale prevede che la commissione debba essere istituita entro 45 giorni dalla convalida degli eletti, ma in questo caso il ritardo accumulato non è da attribuirsi alla volontà della maggioranza pentestellata che governa il municipio, bensì alla mancanza di un accordo politico fra le eterogenee forze di opposizione.

Infatti il presidente e il vicepresidente della commissione trasparenza devono essere designati congiuntamente con l’accordo di tutte le forze politiche di opposizione. Quando questo accordo non c’è, si deve procedere con un voto segreto fra i soli consiglieri della opposizioni.

petrellaIn III municipio l’opposizione conta sul Partito Democratico (4 consiglieri), Fratelli d’Italia (3 consiglieri) e la Lista Civica Marchini (2 consiglieri). Tutte le opposizioni potenzialmente avrebbero un proprio candidato credibile. Federica Rampini è la candidata democratica, forte di aver ricoperto già il ruolo durante l’amministrazione Alemanno. Stesso curriculum della consigliera dei FdI Giordana Petrella, presidente uscente della commissione. Anche Cristiano Bonelli, tuttavia, ex presidente del municipio e vice presidente della trasparenza nella passata consiliatura avrebbe tutto il diritto di rivendicare quel ruolo, anche in virtù di quanto accaduto per la vicepresidenza dell’aula consiliare, finita un po’ a sorpresa al consigliere di FdI Emiliano Bono.

palumboIl mancato accordo fra le opposizioni, tuttavia, lascia presagire che non ci sia la volontà di dare la presidenza della trasparenza al Partito Democratico, come avvenuto in Campidoglio con il consigliere comunale Marco Palumbo tanto per capirci. I democratici in realtà contavano su quella posizione, soprattutto dopo aver contribuito con i propri 4 decisivi voti all’elezione di Emiliano Bono (FdI). Tuttavia andando alla conta con il voto segreto, come prevede il regolamento in caso di un mancato accordo fra tutte le opposizioni, la somma dei voti di FdI e Lista Marchini (5) basterebbero per battere il Partito Democratico (4), sia sulla presidenza che sulla vicepresidenza vicaria, ruoli spettanti entrambi alle opposizioni ed assegnati con due votazioni distinte. In una eventualità del genere, il Pd rimarrebbe senza alcun ruolo istituzionale, nonostante rappresenti la seconda forza del consiglio municipale e quella che ha sostenuto il ballottaggio col M5S. Una situazione anomala, che si somma alla mancanza del capogruppo democratico, la cui indicazione ufficiale è stata nuovamente sollecitato dal presidente del consiglio.

Una questione sulla quale la maggioranza non potrebbe mettere bocca e sulla quale non potrà fare granché, a meno che non decida, in maniera irrituale, di far votare per la presidenza della commissione anche i consiglieri del M5S. In quel caso, però, ci si troverebbe nella anomala situazione di far scegliere alla maggioranza, il “controllore” più gradito.

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