Federico De Rosa al “suo” Liceo Nomentano con Quello che non ho mai detto. Il vincitore del Premio Montesacro ha presentato nell’aula magna il libro sulla sua consapevole esperienza di autistico che lo ha reso un personaggio noto


aDevo fare pubblica ammenda:  alla presentazione del libro “Quello che non ho mai detto“  pubblicato dalla San Paolo e scritto da Federico De Rosa, il ragazzo autistico vincitore del “Premio Montesacro 2014”, ci ero andato senza troppa convinzione. Si insomma, aveva ricevuto il premio (anzi due, sia come scrittore che come “Uomo dell’Anno”), era apparso in televisione, c’erano stati entusiasmo e commozione, ma spesso nei cosiddetti normodotati (anzi, i “neurotipici” come li definisce Federico) che trattano certi argomenti dall’esterno, superficialmente, rimane come  un fondo di diffidenza, di scetticismo accondiscendente con cui si guarda alle iniziative volte all’integrazione, del tipo “vabbè facciamo quest’opera di bene”.

Ed effettivamente così mi era parso fosse iniziato l’incontro tenutosi il 21 gennaio presso l’aula magna del Liceo Scientifico Nomentano, la scuola presso cui Federico si è diplomato alcuni anni or sono: la testimonianza della preside Maria Rossi e dei suoi insegnanti, il saluto dell’assessore municipale alle Politiche Sociali Eleonora Di Maggio, gli interventi dei compagni di scuola (la sezione D assieme alla quale aveva ricevuto il “Premio della Bontà Livio Tempesta”) e del gruppo parrocchiale che ricordano l’impegno profuso da tutti (Federico in primis) per superare le difficoltà innegabili nel rapportarsi reciprocamente arrivando a un arricchimento comune di vita. Tutto molto bello e lodevole, la società che non ti lascia indietro prendendosi per mano tutti insieme, ma la scintilla, per così dire, ancora non scattava, non riuscivo a capire l’entusiasmo dei presenti; insomma rimanevo abbastanza estraneo al contesto. Fino a quando non è stato chiesto a Federico di rispondere alle domande del pubblico, usando il mezzo che usa per comunicare, per rapportarsi con pienezza al mondo esterno: la tastiera di un calcolatore elettronico, collegato in questo caso a un proiettore per rendere visibili a tutti le risposte. Lì c’è stata l’illuminazione (almeno per me, sempre portatore di un bonario scetticismo), il disvelamento dello sforzo titanico incarnato in Federico che preme sui tasti una lettera alla volta accompagnandosi con tutto il corpo, mentre il padre Oreste gli poggia le mani sulla schiena (il ragazzo per riuscire a scrivere necessita della presenza  di una persona amica e addestrata, il cosiddetto “facilitatore”); ma la scoperta non è stata quella, si badi bene, altrimenti si corre il rischio di equivocare per una operazione di quelle “guarda come è bravo che sa usare il computer”. La sorpresa era nelle sue risposte che apparivano proiettate sul telone alle sue spalle: di una compiutezza e profondità raggelanti ma soprattutto di lucida consapevolezza del suo essere e del rapporto con gli altri. Esempio lampante, la risposta a un anziano che gli chiedeva come lui veda chi è in avanti con gli anni: “Mi chiedo sempre cosa si può pensare della propria vita quando questa volge al termine” è apparso sulla parete, dicendogli in pratica che lo vedeva con un piede nella fossa, in barba a qualsiasi convenzione che consiglierebbe di sorvolare sull’argomento per non impressionare chi obiettivamente si avvicina alla fine della giornata terrena. Pensieri che sinceramente il normotipico superficialmente medio (io insomma, ma chissà quanti altri) non sarebbe portato ad attribuire a quel ragazzone che a tratti strilla, si copre le orecchie con le mani, salta qua e là, batte i pugni sul tavolo. E invece è proprio lui che li esprime, un tasto alla volta tanto che “Quello che non ho mai detto” a voce invece è riuscito a scriverlo nel vero senso della parola, dando nero su bianco testimonianza della sua esperienza. Molte altre persone  affette da autismo invece no, sono rimaste e rimangono confinate in una cella di isolamento mentale:  non hanno incontrato le persone giuste, quelle che invece Federico ha avuto la fortuna – mi si passi il termine – di avere attorno e che con grande fatica hanno trovato la chiave per liberare e fare esprimere una mente che lavora in modo diverso da quelle “normali” con diciotto virgolette. Una  mente che però ha dato ampia prova di esistere (anche diplomandosi) e continua a darne cercando egli stesso di dare una mano dispensando genuini consigli sulla materia a chi glieli chiede tramite Facebook nel gruppo “Io ho una persona con autismo in famiglia”.

Alessandro Pino


PINOlibroderosaB

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: